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CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOOOOO!!!!Siamo campioni!!!Campioni del Mondo per la quarta volta nella storia!!!!
GRANDISSIMI Cannavaro e Buffon!!!E tutti i nostri ragazzi....
Siete forti!!!.....
Ed ecco nella foto come li abbiamo celebrati io e il mio Belle!
Sarah IL FILONE DI PASQUAI minerali della zona occidentale dell’isola d’Elba sono senz’altro quanto di più ricco e vario ci sia tra le pegmatiti italiane, soprattutto in quanto gemme semi-preziose quali berillo e tormalina. Non a caso la più famosa e rinomata varietà di quest’ultima fu chiamata elbaite poiché scoperta per la prima volta in questo splendido Paradiso mineralogico. Selvaggia e a tratti arida, coi suoi profumi inconfondibili e con la sua macchia a tratti interrotta da una intricata vegetazione, questo piccolo pezzo di terra vanta una concentrazione di minerali che pochi luoghi al Mondo posseggono. Se nella zona orientale si annidano immense fette di terra interamente costituite da ferro e relativi minerali, è nella zona occidentale che ho scelto di dedicarmi alla più fitta ed accurata ricerca: la zona delle pegmatiti… E’ qui che un certo signore chiamato Celleri (un mito per ogni appassionato ricercatore elbano che si rispetti), passò la vita a cercare minerali tra le colline sottostanti i paesi di S.Piero e S.Ilario, attorno al Monte Capanne. Fu lui a scovare, a partire dalla metà del 1800, i filoni più ricchi delle pietre più colorate, che egli, per vivere, vendeva ai ricchi collezionisti italiani. E’ in questo periodo che la tormalina aveva acquistato il meritato valore collezionistico, e che per tale motivo, date assidue ricerche, furono aperte decine di cave che diedero i campioni migliori ad oggi ricavati dalle pegmatiti Elbane. Parlo della mitica Grotta d’Oggi, di Masso Foresi, Fonte del Prete, la Speranza, Catri, Fosso Gorgolinato e chissà quanti innominati piccoli anfratti di terra che hanno regalato a fortunati cercatori campioni cosparsi di centimetrici berilli e variopinte elbaiti, tra lucenti lepidoliti e perfetti ortoclasi. La premessa era d’obbligo per giungere ai tempi nostri e raccontare del mio piccolo, grande ritrovamento. E per dire che, purtroppo, non molto è stato lasciato di questo ben di Dio, e oggi la vita del collezionista si limita per lo più alla visita dei musei o alla ricerca in discarica… Ma qualche anno fa avvenne qualcosa di meraviglioso per la sottoscritta. Qualcosa di tanto sperato ma visto fino ad allora come un sogno irraggiungibile che solo i più abili avrebbero potuto realizzare. Era la Pasqua del 1996, e con un amico mi recai, per un repentino cambio di programma dopo la telefonata di un altro cercatore, alla mia adorata isola, in cerca di fortuna. “Correte,correte! Ho trovato qualcosa di interessante!” fu il concitato messaggio del nostro amico. E così facemmo: accorremmo con la speranza di trovare il filone del Secolo, in allegra compagnia. Fu così che il giorno di Pasqua pranzammo, anziché con agnello e tipiche prelibatezze, con un panino e una bibita. Ma per chi ama questa vita, per chi colleziona col cuore, non c’è gioia più grande, fosse anche il giorno di Natale… Al gruppo si era unito un caro amico tedesco, grande appassionato dell’Elba e delle sue tormaline . Mentre gli altri si spaccavano la schiena, madidi di sudore, buttando a valle massi di granito grandi quanto loro tre messi insieme, lavorando con i loro perforatori, espansori, mazzette di pesi improbabili, io, che quando si tratta di ricerca sono la prima a farmi avanti, strisciavo sotto i cespugli lacerandomi tra i rovi e bagnandomi sotto la pioggia che aveva cominciato a cadere. Non paga dei danni che mi ero fatta, e scontenta per la mancanza di tracce buone di filoni nei paraggi, decisi di accanirmi su un piccolo avvallamento di terreno, tra due folti cespugli, a pochi metri dai miei amici, dove avevo trovato tracce di elbaite che sembravano appartenere ad una vecchissima discarica.
Passai ore ed ore in ginocchio tra terra e sassi a zappare con un umile attrezzo da giardiniere, estraendo pezzi pieni di lepidolite ma senza traccia di altri minerali sani. Convinta che fosse una semplice discarica, pur di non restare senza fare nulla a guardare gli altri che lavoravano, scavavo con la speranza sempre viva di trovare qualcosa di buono, ed alla fine fui ripagata col mio primo campione di elbaite: una tormalina di 1 cm per 0.5, policroma, gemmosissima, con il corpo di un insolito verde brasile ed una fascia nero-blu vicino alla terminazione, attaccata sul lato di un eccezionalmente grande(cm 5 x 5)ventaglio di foglie di lepidolite. Era il primo pezzo incolume che trovavo, e ciò mi rallegrò e mi diede la giusta speranza per continuare a scavare. Il giorno successivo gli altri tornarono sul loro durissimo granito, ed io a zappare nella mia umida terra, sotto un Sole spuntato per riscaldare la tiepida e ventilata aria Elbana di Primavera. Ricordo con vivida emozione il momento in cui mi resi conto che quella in cui stavo zappando non era una discarica, ma qualcosa di intatto, almeno in parte… Mi stavo facendo spazio, buttandomi dietro la terra smossa, con il mio attrezzo, quando vidi spuntare qualcosa di incredibile, qualcosa che a prima vista non mi sembrò vero. Ma la forma era quella…non vi erano dubbi… Presi questo sasso, una piccola roccia sui 4 x 3 x 4 cm, per osservarlo da vicino. E allora dovetti emettere un urlo di stupore…
Si trattava di un’ elbaite di buone dimensioni, 1.6 cm x 0.8, completamente gemma, policroma, elegantemente eretta su una matrice di quarzo, sferette di cerulea albite e in parte abbracciata da romantiche rosette di lepidolite. Il colore era ancora un verde azzurrato brillante, con una fascia nero-blu vicino alla testa del cristallo, che era perfetta e sfaccettata come una gemma tagliata. Era un pezzo fatto e finito, perfetto di per sé, senza bisogno di riduzione né altro. E ancora sporca della sua terra sembrava ancora più incredibile ai miei occhi. Per questo il nome che mi ispirò immediatamente fu LA REGINA. Nel frattempo gli altri erano accorsi, lasciando i loro pesanti cubi di granito, un po’ preoccupati ma soprattutto incuriositi dal mio grido soffocato. Quando videro ciò che avevo trovato rimasero anche loro senza parole, ed in seguito si convinsero anch’essi che non era una discarica quella in cui stavo lavorando, o almeno c’era anche qualcosa di vergine. E così fui aiutata a scavare in profondità per scoprire la fonte di questo tesoro, quello che in seguito chiamai "il filone di Pasqua". Quei giorni restano impressi nella mia mente come una fotografia dagli splendidi colori: la mia prima scoperta importante. Il mio primo filone. Tornai altre volte a scavare in quel posto, con il mio ragazzo, Luca Gervino, scoprendo man mano che questo filone era un vero mistero: in parte era stato esaurito, chi lo sa, forse dal nostro Signor Celleri in tempi remoti; in parte era vergine ma sgretolato nel terreno, tanto che i pezzi più belli da me trovati (che ho chiamato REGINA, RE e CAVALIERE), si celavano sparsi nella terra adiacente il vecchio filone. Questa ricca ed insolita vena di pegmatite si faceva strada in un durissimo serpentino, alternandosi tra zone talmente evolute da avvalersi di ortoclasi in parte gemmosi e immense foglie di lepidolite, e zone quasi aplitiche, che hanno comunque dato bei campioni di quarzo con inclusioni di albite ed elbaiti testa di moro, seppur non gemmose. Le dimensioni del filone variavano in poco spazio da una larghezza di una decina di cm ad una di mezzo metro. La grana del filone era eccezionalmente grossa, e laddove si annidava la rosea lepidolite, le elbaiti variavano dallo stesso verde brasile gemmoso con fascia nero-blu di RE, REGINA e CAVALIERE, ad un altrettanto gemmoso verde con la terminazione BLU elettrico di altri più rari e minuti campioni tra cui il più grande trovato è uno splendido cristallo di 1 cm x 0.5, in piedi, in mezzo ad una geode interamente abitata da foglie di lepidolite di circa cm 3 x 3 ognuna (LA DAMA BLU). Ho soprannominato appunto quest’ultima qualità di tormalina TESTA BLU. In altre zone del filone la concentrazione di elementi rari era probabilmente ancora più elevata, tanto da dare vita a XX di tormalina varietà indicolite (la più rara) ben cristallizzati seppur per lo più di piccole dimensioni. Tali tormaline erano spesso associate a XX di ortoclasio molto evoluto, incolore o bianco ed in parte trasparente. L’associazione di minerali del filone di Pasqua è molto bella a mio modesto parere, e, ho riscontrato, molto insolita per la località. Le pegmatiti dell’isola d’Elba hanno infatti solitamente colori caratteristici tra cui le elbaiti sono verdi e rosa, spesso policrome, o di un verde oliva che tende al bruno. Il colore delle elbaiti del mio filone è ravvivato da una caratteristica comune alla maggior parte delle sue tormaline: la parte interna del corpo è gemmosa e BLU, avvolta da uno strato superficiale verde scuro ma sottilissimo. Il colore che ne risulta è quindi un verde brillante e molto lontano dal caratteristico verde giallastro elbano. Il filone di Pasqua resta comunque il più bel mistero che abbia mai riguardato la mia vita di cercatrice, oltre che la mia prima importante scoperta. In seguito tornai altre volte, ed ancora tornerò, alla mia amata isola, in cerca delle mie adorate tormaline. Credo che lo farò per il resto dei miei giorni, finchè, chi lo sa, qualche fata non vorrà farmi un altro prezioso regalo…
L'articolo IL FILONE DI PASQUA è stato scritto da me dopo un'importante ritrovamento elbano. L'articolo è stato pubblicato sulle riviste LAPIS(tedesco) , CPMB(belga), e FOSSILI & MINERALI(italiano) oltre che su vari siti internet in inglese e italiano.
Copyright Sarah Sudcowsky
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In più, le classifiche di minerali, siti mineralogici, films etc ,sono per la maggior parte abbinate a dei link. Basta cliccare sull'argomento e sarete rimandati a siti inerenti ad esso, attraverso i quali potrete saperne di più!
Spero lo troviate abbastanza interessante :-)))
Un caro saluto e...grazie per aver scelto di visitare il mio spazio!
Sarah |
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